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LA CORSA FINISCE QUI

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La corsa finisce qui

EPA RUSSIA SOCHI 2014 OLYMPIC GAMES SPO CROSS COUNTRY SKIING RUS KRForse è il caso di fermarsi a riflettere. Forse è il caso di essere ragionevoli e analizzare la situazione con assoluto raziocinio. Per un momento, lasciamo da parte passione e sentimenti, nostalgie e amarcord, il nostro sport così come lo abbiamo conosciuto, non è più sostenibile. Mi riferisco, parlando di attività sportiva, a una massa critica di utenti in grado di renderla tale, di annoverarla tra le discipline la cui pratica ha un panorama di larga scala. Lo sci di fondo non è più quello di prima, e le condizioni meteo di quest’inverno hanno messo in luce il tendine d’Achille degli sci stretti: questa benedetta neve che non è arrivata e che sta decretando lentamente la fine dello sci di fondo.

La riduzione dei tracciati per mancanza di neve, quando ancora la cancellazione delle gare non sia stata l’ultima ratio, la mancata apertura di decine di centri fondo, e via di questo passo. Un lento spegnersi, un triste allontanamento dalle scioline, dai binari, dagli abeti grondanti di neve bianca. E nei negozi le rastrelliere degli sci che implorano di essere svuotate e che invece, subiscono il triste destino del mancato riassortimento.

E non diamo la colpa alla mancanza di campioni e medaglie olimpiche, quello della assenza di atleti vincenti è solo un falso problema. Resta uno sport olimpico che va alimentato nella catena cinetica che parte dall’attività giovanile degli sci club fino alla sua massima espressione nella nazionale azzurra. Su questo non si discute, ma per il resto dobbiamo essere obiettivi.

531519_10151537705089925_1317351307_nUn fenomeno iniziato, a onore del vero, diversi anni fa, e che non abbiamo voluto vedere, nella speranza che il riscaldamento globale del pianeta fosse solo una bufala e con il sogno di veder tornare la neve in città e andare in ufficio con i nostri sci.
Niente da fare. Le preghierine della sera non sono state esaudite, le abbiamo solo esaurite. Ed ora, tutto ciò che abbiamo fatto sembra essere solo un accanimento terapeutico di uno sport che, dobbiamo essere obiettivi, si è ridotto al lumicino.

Insomma ragazzi, credo che il mio viaggio finisca qui. Io c’ho provato: tre anni fa la rivista era destinata all’oblio e ho pensato di costruire un progetto in grado di sostenerla, e per certi versi ci siamo riusciti. Se dalla vendita in edicola non abbiamo subito defezioni, viceversa il mercato non ci ha sostenuto come speravamo, e quindi consapevoli che un bilancio deve chiudersi se non in attivo almeno in pareggio, dobbiamo riservare le nostre energie ad altre sfide, e con rammarico calare la serranda di una rivista che ha visto la prima edicola nel lontano 1978.

Oggi scrivo questo commiato pensando al primo giorno di lavoro a SciFondo: era il 22 maggio 1995. Ringrazio tutti coloro che per anni o anche per un secondo mi hanno sostenuto, ma ora è giusto fermarsi e prendersi un’estate per riflettere sul futuro.

E se non ci dovessimo vederci in edicola il prossimo novembre, beh, continuate a infilarvi gli sci da fondo ogni volta che potrete, perché – tanto non ci sente nessuno – più bello dello sci di fondo non c’è niente al mondo.

Con affetto sportivo

Carlo Brena

 

da Scifondo n. 220

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3 commenti

  1. PANE DARIO on

    si e tutto vero quello che dici, ma a mio modesto parere cè anche una responsabilita’ da parte anche della stampa e dei media che negli ultimi anni hanno spinto il movimento verso un esasperazione dei risultati privileggiando le prestazioni al massimo livello cercando il consumo da parte degli utenti di materiali sempre piu’ costosi e performanti ( sci da alternato scarpe in carbonio scioline dal costo improbonibile) senza contare il lievitare del costo delle gare,a fronte di ritorni (pasta parti gadget e servizi vari ridicoli).parlo da vecchio fondista frequentatore di un centinaio di gran fondo ,quando bastava un servizio gestito da pochi volontari x organizzare una spendida manifestazione x tutte ricordo magnifiche marciabiaca a enego con l’A.N.A. del paese che dava un ristoro a fine gara fantastico ,tutto al costo di 10mila lire ,partecipanti 900 persone!!!!!!!.adesso assistiamo a gare dove si partecipa in 100 elementi di cui piu’ della meta’ sono formate da due squadre di alto livello.se vogliamo salvare questo sport torniamo indietro quando il boom e avvenuto con l’introduzione dello skating, che permettava a tutti di sciare in liberta senza avere problemi,e poi dire che basta poco x divertirsi no cè bisogno dell’ultimo paio di scarpe in carbonio o sci super performanti,le gare devono ritornare ad essere promozionali x il territorio e non mera speculazione.e poi si la neve e’ importante ma non basta.cmq viva lo sci di fondo

    DARIO

  2. Caro Dario come ti capisco. Ma quei tempi sono definitivamente scomparsi. Sono scomparsi con la Millegrobbe non piu’ a tre tappe…con la Marciabianca ridotta a gara della parrocchia…con la fine della Lavazheiitho..con la fine della Befanalauf..con i 350 iscritti alla Puster mentree nel 1993,tanto per dire eravamo in 1500-e non ci sono Viote ski..o altre gare che tengono su il palco…Il palco è caduto per motivi generazionali, per i costi..per lo strapotere dello sci alpinismo-e qui i costi lievitano ma ci si azzuffa in Internet per un pettorale E poi la neve..il double poling-a me suona come una parolaccia-e i norvegesi che sono piu’ degli italiani alla Marcialonga…Dopo di che il futuro delle granfondo sara’ sempre piu’ nero…Panta rei..tutta passa..ma il nostro sport è e restera il più bello del mondo sempre.Auguri a tutti.

  3. Valéry Rimano on

    Condivido l’analisi, ma vi incoraggia a non mollare!
    Questo fenomeno, soprattutto italiano purtroppo è in verità reversible, ne ho la conferma da quanto avviene oltralpe in Francia dove le gare di granfondo si moltiplicato e i video sulle piste da fondo in quota ottengono più visualizzazioni di quelli sulle stazioni da discesa.
    Certo bisogna salire di quota come sul colle della Maddalena, tra Francia e Italia a 2000mt. dove si scia da Dicembre ad Aprile su anelli mozzafiato con oltre 30 km complessivi o ad Arvieux dove è battuto x i Fondisti il mitico Colle dell’Izoard sui 2 versanti!
    I francesi hanno inoltre puntato sulle scuole e su l’aspetto più salutistico e meno esasperato dello sci di fondo. Tutto questo si traduce in più praticanti, più divertimento e più partecipazione.
    Un augurio sincero a non mollare, questo sport merita ben di più anche in Italia!

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